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Aprile 23, 2008 di ashyzan
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13 aprile 2008 12.48
Anonimo ha detto…
Bello, struggente e scorrevole, non il pensabile lamento di una ingiustizia subita, ma improvvise urla di dolore in un racconto fatto di una realtà non conosciuta. Brava, brava!
Giovanna
13 aprile 2008 2.05
Anonimo ha detto…
Ho letto il libro: è bellissimo!
Mio marito è stato protagonista di una vicenda simile a quella di Sandra. Colpevole o innocente. Difficile dirlo, come è difficile capire perchè, arrestato senza processo solo per indizi, dopo la confessione (resa perchè tanto era l’unica scappatoia) è uscito dal carcere: la detenzione (una volta fatto il ‘bravo’)si è tramutata in arresti domiciliari prima e in detenzione poi, dopo la condanna. Allora, mi chiedo dopo aver letto ben bene il codice penale che avvalla i miei dubbi, a che pro i 42 giorni di carcere (alcuni dei quali subiti dopo aver confessato). Difficile capire altre cose che sono successe (sul lavoro ecc. ecc.). Difficile capire che dopo la ‘giustizia’ dei giudici è arrivata quella dei benpensanti.
Facile capire come sia successo che mio marito si sia ammalato ed adesso (da quasi 6 mesi) non sia più con me e i suoi figli. Facile, dopo, aver letto le sue cartelle cliniche pensare, che i medici non l’abbiamo curato come dovevano. Per questa ultima cosa è stata presentata una documentatissima denuncia al P.M. (la causa a fine anno, al massimo a gennaio 2009. Facile dubitare, benchè non si apparsa alcuna notizia dell’arresto sulla stampa che la vicenda possa aver pesato sui medici chissa……… Doloroso ma doveroso scrivere un libro sulla vicenda per rendere giustizia al mio uomo con cui ho diviso 37 anni di vita. Tanti i messaggi di solidarietà da chi non sapeva (il mio uomo era stimato da molti) e anche per chi sapeva. A parte quell’episodio mio marito è stato un compagno e un padre che ha dato tutto di sè alla famiglia(genitori compresi). Coloro che sapevano dell’arresto hanno pensato (per la maggior parte che fosse innocente) e anche coloro (amici) che no si sono posti domande hanno ritenuto troppo duro ciò che ha dovuto subire. Io non mi pongo il poblema se fosse colpevole o meno ma solo accuso questo Stato di discriminazione. Ho letto per 2 volte il libro di Sandra e ho ritrovato ciò che il mio uomo mi scriveva dal carcere o che mi ha raccontato una volta uscito. Forse ne inserirò alcune pagine nel mio (citando la fonte) che sarà scritto a 4, forse a 6 mani. Con la speranza che finalmente qualcosa cambi e certe cose non avvengano più. Ciò non ce lo restituirà ma, dovunque si trovi adesso, lo farà staer un po’ meglio.
Sono di nuovo io, Stella, e vorrei suggerire di riordare il caso di Enzo Tortora. E’ andato in onda un memorial sulla sua vicenda proprio lo scorso lunedi. o martedi (spero di non sbagliar giorno. La sua vicenda, come quella di Sandra, dovrebbero far veramente riflettere anche perchè tra i due fatti intercorre un periodo lungo quasi vent’anni. Vent’anni durante i quali non sono avvenuti cambiamenti sostanziali. Il caso Tortora sembrava solo un episodio isolato ed invece…il tempo passa ma le cose non cambiano Ma la colpa è, anche, nostra: dovremmo cominciare a pensare, anzi DOBBIAMO realizzare che siamo tutti a rischio di subito la “malagiustizia” e non solo il vicino di casa o colui che mai conosceremo personalmente E dobbiamo sentirci più spesso coinvolti in prima persona. Ed imparare a conoscere meglio di nostri doveri ma anche i nostri diritti.
Per quannto mi riguarda sono sempre più “scatenata” verso una società in cui non puoi abbassare la “guardia” e neppure la schiena senza rischiare di avere brutte sorprese. Anche mia nonna aveva le sue massime. Quella della nonna di Sandra la ricordo benissimo ed in parte si è rivelata esatte: adesso sono gli “altri” a dover avere paura. Mia nonna mi diceva, spesso, ;”Non scandalizzarti, non giudicare…magari tu nella stessa situazione faresti la stessa cosa forse anche peggio” E questa sua massima è diventata parte integrante della mia vita Ma mi sto rendendo conto che per la maggior parte delle persone le cose non sono così: gettano fango addosso agli altri appena possono con l’illusione di poter sembrare più immacolati. Così è stato per il mio uomo: l’ultimo atto della tragedia che abbiamo vissuto è stato scritto dai medici del nostro ospedale, l’inizio è stato scritto da coloro che l’hanno schiaffato in prigione ancor prima di un regolare processo mentre la fase intermedia quella più dolorosa e incisiva è stata scritta dai benpensanti che non si sono fatti scrupolo di a parlare e sparlare alle spalle e giudicarlo continumente con i loro sguardi carichi di riprovazione. Mio marito ha pagato allo stato e alla società e se n’è andato accompagnato dal nostro amore. E dove si trova adesso sta bene. Coloro che ne hanno causato il declino (e ci sono delle scuole che possono chiaramente dimostrare il nesso tra la sua patologia e gli eventi subiti anche se tale patolgia se ben curata sarebbe stata guaribile) se la devono vedere con la loro coscienza e con il nostra eterna condanna. Ed anche con una remota possibilità che potrebbero ritrovarsi nella stessa situazione. E chiudo con una frase di Tortora (citata nel programma) “Non si possono usare simili trattamenti verso persone che sono presunti innocenti. E se anche fossero colpevoli il carcere deve servire a rieducare.” Parole che mi riportano ai tempi della scuola quanto studiavo che qualcosa di simile veniva già proposto alla fine del ‘700. Saluto con la consapevolezza che ci risentiremo ancora prechè col passar del tempo la mia rabbia e il mio desiderio di giustizia non si placa ma aumenta in maniera esponenziale Stella 57
Cara Stella,
capisco la tua rabbia, da persona che come tante ha subito una pesante ingiustizia. Ingiustizia non inteso nel senso civile che noi diamo a questa parola, ma inteso in senso più ampio, nei confronti dell’essere umano, e del suo diritto alla vita e alla felicità su questa Terra.
Credo che le ingiustizie ci siano, ce ne siano moltissime, tante non denunciate.
La rabbia è un sentimento forte, non facilmente controllabile, che può portare a logorarci, a farci agire in maniera sbagliata, ma che è un sentimento sacrosanto, che merita attenzione e rispetto.
La rabbia è qualcosa che ci scuote dentro, e che può portarci a un cambiamento interiore, se giustamente ascoltata. è un avvertimento, un campanello che squilla, e che ci fa improvvisamente destare su qualcosa che non funziona. tuttavia è importante rapportarcisi nel modo giusto, poichè può fare molto male.
Volevo solo dirti che per fortuna non siamo soli, e che in questo paese possiamo esprimere liberamente le nostre opinioni, farle circolare. Mia madre si è portata dentro tanta di quella rabbia, perchè è stata violentata senza poter aprire bocca e gridare. E come a lei è successo a tanti altri. Con l’augurio che gli sbagli del passato possano aprirci gli occhi sul presente, e che possano cambiare un poco di tante cose che non vanno in questa nostra società, che purtroppo non è basata sull’amore, non ancora..
Ti ringrazio per la risposta. Sto scrivendo un libro sulla malasanità con l’aiuto di un’amica che ha raccolto la mia testimonianza e nel quale si farà un accenno anche sulla malgiustizia. Questo mi serve anche per incanalare la mia rabbia e il dolore portato da questa vicenda. Lo scopo principale è che qualcosa possa cambiare, come spiegato nella prefazione, nelle leggi attualmente in vigore che accomunano l’omicidio doloso causato da un banale incidente stradale a quello causato dalla negligenza e l’imperizia di un medico: Anzi nel primo caso la pena è maggiore che non nel secondo. E questa è a mio avviso una palese ingiustizia perchè mentre in un incidente stradale magari l’incuria è di entrambe nel parti e il dolo è minimo, nel caso di un medico che causa il decesso di un paziente il dolo è unilaterale e molto più grave. Per quanto attiene alla malagiustizia la cosa più grave è che dopo decenni dal film “Detenuto in attesa di giudizio” le cose non sono cambiate di molto. E di questo si p arlerà chiaramente nel racconto. Che se troverà un buon consenso di pubblico sarà il primo di una serie piuttosto lunga di racconti su argomenti di attualità. Scrivevo piuttosto bene negli anni della scuola tanto che avrei voluto fare la scuola di giornalismo cosa a cui ho rinunciato per la famiglia (ma non me ne pento) Anche mio marito che forse mi sta ispirando.
Forse è suggestione ma io credo che sia comunque vicino a me e che mi cammini accanto. Comunque vorrei veramente con il mio racconto influenzare negativemente verso i medici l’atteggiamento dei giudici che dovranno giudicare il caso di mio marito ed altri simili al suo nonchè dell’opinione pubblica. E un risultato simile sarà lo scopo dei successivi racconti (se verranno) relativamente agi argomenti trattati. Ad ogni buon conto quando ci sarà il processo verrà data notizia alla stampa (son o già usciti due articoli su “IL Tirreno” e i prossimi farò in modo che siano pubblicati anche sulle altre testate livornesi (La Nazione ed il Corriere di Livorno) e non solo sempre che ci sia la disponibilità delle testate “fuori porta” Vi farò sapere la data del dibattimento che non so se si svolgerà a Livorno o a Pisa. E ovviamente se e quando sarà pubblicato il libro che uscirà con uno pseudonimo e con date, luoghi, nomi cambiati in quanto ci tengo a garantire l’anonimato mio e degli altri. Gli amici me lo hanno chiesto espressamente quasi tutti e i “nemici” non dovranno avere la possibilità di poter replicare in alcun modo:. Ciao e grazie per le tue parole. A presto
Sono sconcertato e costernato di fronte all’utilizzo della giustizia per fini politici. E’ la cosa più vigliacca che un essere umano possa fare. E’ come una bestemmia, è una parodia oscena che dovrebbe indignare.
I giudici venduti ideologicamente sono peggio di quelli disonesti per denaro. Dovrebbero subire una pena esemplare, il carcere a vita – e non esagero. Usano uno strumento tremendo per fini peggio che personali, ideologici.
Per fortuna qualche magistrato onesto c’è ancora, come quel dottor De Carlo che ha stigmatizzato (e dev’essere stato difficile per lui farlo “da dentro”) simili comportamenti criminali.
ho sempre avuto fiducia nella giustizia.. e non mi ha tradito, sono stata assolta e non era così scontato.
I Pubblici Ministeri hanno un potere grande e lo dovrebbero usare meglio, facendo molte più verifiche e poi ricominciando da capo, credo anche che il dover rispondere dei propri errori possa essere un deterrente al pressappochismo…
ti ringrazio per le tue parole
un bacio
sandra
“si legge tutto d’un fiato, ma fa venire i brividi!!!!!!!!!!!!!!brava”
“Ho letto il libro tutto d’un fiato,è molto bello e significativo.Un’esperienza che non si augura a nessuno specialmente per chi è innocente.Consiglio a tutti gli amici di leggerlo!