«Tutti assolti perché il fatto non sussiste». Si conclude così il processo denominato “affari e politica”, che prende piede da una dalle vicenda giudiziarie elbane più clamorose degli ultimi anni. Si sgonfia così dunque la tempesta giudiziaria che il primo giugno 2004 culminò in una notifica di quattro avvisi di garanzia e sei arresti, tra cui quello dell’ex sindaco Giovanni Ageno, morto poi d’infarto nel febbraio 2005. Alcuni degli arrestati, nell’estate di quattro anni fa, restarono in carcere fino a 70 giorni.
La sentenza è arrivata ieri, al termine di un lunga udienza durata quasi 12 ore, ultimo atto di un dibattimento iniziato due anni e mezzo fa.
Alle 21.15 la lettura del dispositivo del giudice Vincenzo Martorano (che presiedeva il collegio giudicante composto da Ottavio Mosto e Antonio Pirato), dopo una camera di consiglio durata poco più di un’ora, è stata accolta da grande commozione. Gli imputati in lacrime si sono abbracciati e hanno esultato. Non sono mancate neanche le strette di mano con il pm Antonio Giaconi. E poi una girandola frenetica di telefonate a parenti e amici.
«Non ho mai avuto dubbi – ha detto a caldo l’architetto empolese Sandra Maltinti, che aveva avuto la richiesta di pena più alta -. La giustizia, è una macchina infernale ma si deve basare sulle prove, che in questo processo non sono mai venute fuori».
Un sorriso sugli occhi stanchi anche per l’ex assessore Alberto Fratti, che si è detto pienamente soddisfatto. «E’ stata durissima – ha detto ripensando al periodo del carcere dell’estate 2004 – ma ho sempre avuto la convinzione che sarebbe finita bene».
Dall’inizio del processo, che partiva da capi di imputazione pesantissimi (tra cui associazione a delinquere, peculato, corruzione, violenza privata, concussione e voto di scambio), la posizione degli imputati si era già molto alleggerita. Dopo la requisitoria del pm Antonio Giaconi, era infatti rimasta in piedi solo l’accusa di abuso d’ufficio, e le richieste di pena variavano da 6 mesi a due anni di reclusione (quest’ultima la richiesta nei confronti di Sandra Maltinti, unico imputato a cui era stata contestata anche la tentata concussione).
Accolte dunque in pieno le richieste degli avvocati difensori che avevano respinto le accuse, chiedendo l’assoluzione con formula piena per tutti i capi d’imputazione.
La lunga giornata di ieri è stata segnata delle quattro arringhe dei dinfensori di tre dei dieci imputati del processo.
Si è cominciato alle 9.30 con l’avvocato Fausto Falorni (che difende l’imprenditore Tiziano Nocentini e il cognato Marco Regano) per poi continaure, dopo una breve pausa, con l’arringa di Lorenzo Zilletti. Quest’ultimo, quando parlava già da due ore, alle tre del pomeriggio ha dovuto chiedere al giudice un’interruzione per riprendersi da un evidente calo di voce (e di zuccheri). Zilletti ha ripercorso tutta la fase delle indagini preliminari, riletto gran parte delle intercettazioni e anche degli articoli dei giornali comparsi nel periodo tra il 2003 e il 2004.
«Si è giocato con la libertà personale dei cittadini ed è una cosa gravissima» ha affermato, ricordando le misure cautelari che portarono sei imputati a scontare un periodo di carcere nell’estate del 2004. L’avvocato ha inoltre ribadito che «le interpretazioni delle intercettazioni e le stesse indagini furono condotte da parte a senso unico».
A metà pomeriggio è partita anche la lunga arringa dei dinfensori della Maltinti. Secondo l’avvocato Marco Talini, nel dibattimento non sarebbero stati approfonditi alcuni temi delle indagini. «Al centro del processo c’è un regolamento urbanistico redatto in staff – ha detto -. Tuttavia alcuni tecnici dell’ufficio del Comune che vi avevano lavorato, non sono state convocate oppure sono state ascoltate solo in fase dibattimentale. Anche le testimonianze degli assessori Bertucci, Cavalieri e Giardini, al tempo dei fatti in Giunta, sono state ritenute superflue. E’ stato insomma sentito solo un ristretto gruppo di persone mosse da astio verso gli imputati».
In aula ieri c’erano quasi tutti. Mancavano i fratelli Enrico e Giuseppe Cioni. Assenti anche la ex segretaria del Comune, Annunziata Fusco, e il fabbro Angelo Nenzi, per cui il pm, venti giorni fa aveva proposto l’assoluzione.
I volti degli imputati per tutta la giornata non hanno tradito particolare tensione, almeno finché la corte non si è ritirata in camera di consgilio. Allora si sono visti comprensibili segni di nervosismo. La Maltinti, che per la durata dell’udienza ha anche questa volta consultato il suo portatile cercando di rinfrescarsi con un ventaglio nero, ha sempre mostrato grande sicurezza, sorridendo spesso durante le arrighe degli avvocati.
tratto da http://iltirreno.repubblica.it/dettaglio/Assolti-tutti-gli-imputati:-il-fatto-non-sussiste/1485622/1
