Di Ugo De Carlo
Quando lessi sul giornale la notizia che Sandra era stata arrestata in conseguenza di reati contro la pubblica amministrazione commessi a Portoferraio fui colto da subitaneo sgomento.
Ero incredulo che potesse avere il ruolo di mente tecnica di uno scandalo politico locale proprio lei, una donna sulla cui onestà sarei stato pronto a giurare più che sulla mia.
L’avevo conosciuta alcuni anni prima,quando svolgeva lo stesso incarico che l’aveva portata in carcere, perché si era preoccupata di segnalare alla Procura di Livorno,ove prestavo servizio, alcune pratiche edilizie che la lasciavano perplessa.
Avevo svolto indagini su alcune di esse e Sandra aveva offerto un prezioso contributo; eravamo diventati amici e avevo potuto stimarne la lealtà, il disinteresse, l’amore profondo per la sua bella famiglia.
A Portoferraio si era messa al lavoro con la passione e l’entusiasmo che la contraddistinguono. Poi, un giorno mi aveva parlato di un’indagine in corso presso il Comune, sapevo che le avevano sequestrato montagne di carte, rendendole difficile svolgere il suo lavoro, ma le avevo detto di non preoccuparsi, di andare a parlare con il P.M. che faceva le indagini per rendersi disponibile a chiarire qualunque cosa e per cercare di riottenere le carte più urgenti.
Ripensai a quando l’avevo tranquillizzata circa il rischio di un possibile arresto, che è il timore di qualunque cittadino quando viene investito da un’indagine o subisce una perquisizione e che io, invece, dall’alto della mia esperienza, ritenevo il frutto di paure esagerate, da cittadino che non conosce i meccanismi della giustizia.
Ci vogliono gravi indizi di reati importanti e poi necessitano le esigenze cautelari…Tutta la mia conoscenza tecnica franava di fronte all’evidenza di quella notizia di giornale!
Telefonai appena possibile al marito, per fargli sentire tutto il mio affetto e soprattutto perché avevo bisogno che lui mi raccontasse quello che era successo, talmente ero sconcertato per quello che avevo letto.
Ci siamo sentiti spesso durante la detenzione di Sandra, ho potuto leggere il provvedimento in base al quale era stata arrestata e discuterne a lungo con il marito; ma soprattutto volevo che sentissero la vicinanza di un amico che dava più credito alla certezza morale sull’onestà di Sandra che non alle accuse che le erano rivolte.
In questi casi è importante testimoniare anche pubblicamente la propria amicizia per una persona che finisce in carcere, poiché tanto più la persona era inserita socialmente tanto più rischia che le si crei il vuoto intorno; mi era già capitato con un altro caro amico, arrestato e poi assolto, e per quanto possibile volevo fare la mia parte.
Finalmente l’incubo finì ed arrivarono gli arresti domiciliari: poter riabbracciare quei figli che non aveva voluto ai colloqui in carcere e da cui era stata strappata all’alba quasi tre mesi prima…
Dovetti aspettare anche la revoca degli arresti domiciliari per poterla incontrare; la trovai una donna forte come l’avevo conosciuta, tuttora capace di autoironia, ma sicuramente provata.
Era evidente che quell’ esperienza l’aveva segnata nel profondo e che in qualche modo doveva essere rielaborata.
Manifestò subito l’esigenza di non dimenticarsi delle persone che aveva conosciuto, perché il dolore della galera accomuna colpevoli ed innocenti, ricchi e poveri, insider ed outsider, ma soprattutto perché, lo capii, doveva rielaborare quel groviglio che il carcere lascia dentro.
Il suo libro è il frutto di questa rielaborazione, è il tentativo di dare un senso ad un tempo nel quale la vita sembrava come sospesa senza che se ne capisse la ragione.
Scrivere in questi casi ha una funzione catartica, perché oggettivare il dolore che si è provato e poterlo raccontare aiuta a rientrare in contatto con chi quell’esperienza non ha vissuto ed impedisce che una persona rimanga inchiodata a quel passato che la ha così duramente segnata.
Il carcere non è solamente privazione della libertà, ma è soprattutto privazione della dignità in quanto anche le esigenze più banali della vita quotidiana, quelle che siamo abituati a soddisfare senza nemmeno rendercene conto, diventano un problema a lungo insolubile per l’esistenza di regole minuziose che unite ad inefficienza amministrativa si rivelano un muro insormontabile.
All’inizio della mia carriera di magistrato ho svolto funzioni di magistrato di sorveglianza ed ho avuto modo di conoscere il carcere, le sue regole ed i suoi riti. Il carcere è un male necessario per la tutela della società, ma tranne i casi in cui non è possibile altro che la mera contenzione di individui pericolosi, dovrebbe offrire delle opportunità, perché quel tempo non sia perso ma speso per favorire una maturazione ed una crescita umana e professionale, perché in carcere non ci si torni più.
Ci sono piccole oasi in cui ciò avviene, poiché si trova un’amministrazione che non contrasta la buona volontà di chi mette in piedi opere che costituiscono un’opportunità di reinserimento per detenuti, ma per lo più questo non avviene e si vive il carcere stando tranquilli nella speranza di ottenere qualche beneficio penitenziario.
Ma quando, come Sandra, non stai espiando una pena ma ti trovi solo in custodia cautelare non c’è neanche possibilità di parlare di questo, perché non essendo stato condannata non puoi nemmeno essere rieducata e del carcere conosci solo la sua bruta materialità.
Sandra ha raccontato questa materialità in modo asciutto, senza fronzoli, con l’occhio dolente di chi si chiede come mai sia finita in quel posto assurdo, ma nello stesso tempo è capace di condividere la sofferenza delle sue compagne di detenzione; paradossalmente l’azzeramento di qualunque distinzione che esiste nella società permette a persone diversissime, che mai si sarebbero frequentate, di stabilire rapporti dove l’essenza intima della propria umanità è l’unica cosa che si può condividere.
Un libro che deve essere letto tutto di un fiato per non diluire il dolore che filtra da quelle pagine e per riflettere su cosa è il carcere evitando di ripetere i luoghi comuni che si sentono sempre ripetere in materia.
In attesa di leggere quello su tutta la vicenda che ha portato Sandra in galera non appena l’assoluzione avrà concluso il processo.
Ugo De Carlo